Solo le (buone) storie possono salvare la lettura

Scritto da Posted on 0 4 visto 199 views
Ognuno interpreta questo 23 Aprile come meglio crede, ed è giusto che sia così. La festa del libro, addirittura la Giornata Mondiale, è più precisamente la festa di tutti quelli che sul libro ci investono tempo e denaro – i lettori, gli editori, gli scrittori, i traduttori e tanti tantissimi altri che adesso sarebbe troppo lungo elencare – e che spesso, sempre più spesso purtroppo, dai libri, e dalla cultura più in generale, non ricavano granché.

Mala tempora currunt. Ormai anche le istituzioni sono spesso portate a legare il concetto di lavoro culturale con la gratuità o comunque con la sotto-retribuzione, una sorta di volontariato 2.0. Ed è un’abitudine consolidata che ormai non facciamo più caso agli effetti: oggi tutti parleranno della Giornata Mondiale del Libro ma nessuno ricorderà che è anche la Giornata Mondiale dei Diritti d’Autore.

Ma questo è un altro discorso. Torniamo al libro.

Si diceva che la Giornata Mondiale del Libro è un po’ la Festa del Lettore. In questi giorni a Latina c’è Lievito, a cui collabora anche Magma, e verranno presentati libri molto molto belli: da Dimenticare di Peppe Fiore a Sangue giusto di Francesca Melandri. Ci sono realtà, grandi e piccole, che combattono tutti i giorni per la promozione del libro e della cultura: penso a La Feltrinelli e alla libreria Voland. Penso alla Tunué, casa editrice con sede a Latina, che però ha un respiro e una rilevanza nazionale e internazionale, sia sulla narrativa che sui fumetti.

Sono anni però, che questa Giornata Mondiale viene celebrata nel modo sbagliato. L’operazione #ioleggoperché è fallita, così come tante altre iniziative di invito alla lettura. E vi spiego il perché.

Ogni lettore ‘forte’, e in Italia sono considerati forti i lettori che terminano dodici libri in un anno – significa un libro al mese, quindi forti sì ma non campioni ecco – insomma ogni lettore forte è in genere chiamato a testimone perché faccia sapere agli altri, i non-lettori, cosa si perdono.

Si dice sempre che può farlo regalando libri, portando la propria testimonianza dove meglio crede, basta che, in un modo o nell’altro, faccia capire quanto è importante per lui il momento della lettura, quanto gli è cambiata in meglio la vita grazie ai libri ecc. ecc.
E questo va benissimo, perché si condivide un vissuto, si racconta una storia, si fa della narrazione.

Il rischio – e chi legge i libri lo sa – è che quando si narra, si è portati ad andare verso la la finzione. Ad inventare, che è una cosa bella, creativa. Ma non sempre. Quella testimonianza che doveva sensibilizzare alla lettura, sembra spesso finta, troppo carica di significati, solo di facciata. Una pratica d’elite, per chi ha tempo. Una delle tante favole destinate a schiantarsi alla prova col reale. Perché un non-lettore, non è che i libri non li abbia mai letti. Solo che non si fida di quello che gli dite, non gli piace leggere, non ne è attratto. Pensateci, con tutti i libri che ci sono in commercio, dai grandi classici ai libri in selfpublishing fino alle EAP (Case Editrici a Pagamento), è molto probabile che gli capiti in mano un libro brutto che un libro bello. Qui dovrei iniziare tutto un discorso sull’estetica della ricezione, Jauss ecc. ecc. ma ve la risparmio, magari un’altra volta. Perché al punto ci dobbiamo ancora arrivare.

Perché c’è sempre un però. I non-lettori sono sicuro che continuano a misurarsi con le storie e con le narrazioni. Anche ogni giorno. Molto più di 12 volte all’anno come fanno i lettori forti. E come? Con le serie tv, i film, i videogiochi. E sanno apprezzare le storie scritte come si deve, quelle con i personaggi ben caratterizzati, che fanno scattare l’immedesimazione, con un intreccio avvincente, senza che le situazioni si perdano nel dimenticatoio, dove tutto torna. Perché oggi non esistono più forme di narrazione più bassa o più alta, più nobile o meno nobile.

True Detective, ma potrei dire Breaking Bad o Games of Thrones o Westworld rimanendo tra le serie tv, è molto meglio di tanto e tanto pattume che viene prodotto dalle case editrici, che alcune poi le dovremmo chiamare tipografie o chissà cos’altro. E The Last of Us, il videogioco? Vi posso assicurare – e se non vi fidate, provate a giocarci – più avvincente di tanti libri e film di genere horror.

E quindi la Giornata Mondiale del Libro ha un senso solo e soltanto se spieghiamo e facciamo capire alle persone che leggere un bel libro è come, ma certe volte è anche meglio, che giocare ad un avvincente videogioco o guardare una bella serie tv o un film o uno spettacolo teatrale. Perché la sfida oggi, è saper riconoscere le buone storie, che possono essere anche i buoni libri. Perché anche i non-lettori possano scoprire il piacere di leggere un buon libro. Non un libro qualsiasi.

Leggere i libri è un’avventura, che può essere piena di insidie e ricca di tesori, costellata da picchi elevatissmi (i bei libri) e di toppe clamorose (i libri brutti), di scoperte e di conferme, di intuizioni e di abbagli. Dirlo non è un peccato. Chi legge lo sa, e a chi non legge, magari fa piacere sapere che se un libro non gli piace, è possibile che quel libro faccia cagare.

Graziano Lanzidei

No Comments Yet.

What do you think?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *