Non solo parkour. L’Art du Déplacement (ADD) azione urbana e ri_uso della città

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L’incontro Art Du Déplacement – (ri)vivere la città attraverso il movimentoorganizzato dall’associazione Magma e da Moveway con la partecipazione del carismatico Laurent Piemontesi (fondatore storico dell’ADD) è stata l’occasione per ragionare su questa particolare disciplina inserendola all’interno di un quadro più ampio che riguarda la città contemporanea

Considerando l’ADD come una vera e propria “azione urbana” di riappropriazione dello spazio pubblico, è possibile osservare come il gesto di correre, camminare, saltare o roteare in un dato luogo, corrisponde ad un attraversamento della condizione urbana che ne restituisce una lettura molto specifica, originale e particolare. I traceurs, cosi, non a caso, sono chiamati coloro che praticano il parkour sono dei veri e propri viaggiatori e narratori della città, ne descrivono aspetti del tutto nascosti e non rivelati alla maggior parte degli altri abitanti della città. Il loro è un altro punto di vista, un’altra visione, sia degli elementi fisici che degli aspetti sociali della città. Proprio perché viaggiatori, non più solo visitatori, essi sono protagonisti del loro vivere e di un vero e proprio ri_uso del la città.

Il “viaggio” è il vero luogo da raggiungere, andare da un punto ad un altro è il mezzo per compiere il viaggio, un percorso fatto attraverso la propria fisicità, ma anche sulle proprie sensazioni, i propri limiti. Una dimensione emozionale che diventa cosi la leva da cui offrire un punto di vista singolare, una macchina da presa con cui dare forma e raccontare ciò che ci circonda.

I Traceurs possono essere così paragonati ad altri viaggiatori che spesso hanno restituito letture complementari e specifiche della città. In molti ricorderanno il viaggio in vespa che Nanni Moretti compie in caro diario attraversando Roma sino ad arrivare alla sua periferia, una descrizione in questo caso filmica che ci restituisce una Roma inusuale, un punto di vista diverso, che aggiunge alla nostra percezione altre percezioni, altri sguardi. Un altro viaggiatore è lo stalker che, nell’omonimo film di Tarkovsky, accompagna due persone, uno scrittore ed un professore nella “zona”,  in cerca di una “stanza”, il luogo dove si realizzerà la felicità di ognuno, sequenze che costruiscono e rappresentano una dimensione narrativa del viaggio come percorso introspettivo, all’interno della nostra psiche e della nostra natura piu intima. Qualcosa di simile succede in un altro capolavoro del cinema il cielo sopra Berlino dove Wim Wenders (non a caso tra i registi che maggiormente hanno investigato la natura e lo spirito della città)  attraverso la figura dell ”Angelo”, ci restituisce un punto di vista quasi non umano, che in modo distaccato fa prendere una forma diversa alle strade, alle piazze, ai palazzi, ai muri di Berlino, una narrazione che oggi restituisce anche qualcosa che non cè piu luoghi che dopo la caduta del muro sono diventati altro.

La città nel suo continuo divenire, spesso sfugge a descrizioni tradizionali, come quelle messe in campo dalla disciplina architettonica, la complessità della città contemporanea ha introdotto “altri sguardi” complementari a quello dello storico a quello dell’urbanista e del sociologo, “descrivere il resto è anche rappresentare ciò che c’è ma che diversamente non appare. Non solo un approccio concettuale e cognitivo quindi, ma anche un atteggiamento emozionale, empatico che diventa utile se non fondamentale nei processi di riappropriazione degli spazi pubblici. Un percorso a rovescio per la definizione dei luoghi,  che non fa parte dellla progettazione urbana e urbanistica, ma piuttosto di un azione dal basso che reagisce, critica e ridefinisce gli spazi e gli elementi della città con altri presupposti.

Una narrazione di luoghi e città che diventa evidente ed esemplificativa rispetto al rapporto tra i temi cari a questa arte/disciplina in due lavori video: il documentario “Linea retta” di Yuri Pirondi e Inês von Bonhorst prodotto da SUN68, dove vengono raccontati gli scenari urbani di Milano e Palermo in cui partecipa lo stesso Laurent Piemontesi e l’installazione video del collettivo di artisti spagnolo Democracia (Pablo España e Iván López) che con il loro progetto Ser y Durar attraverso la ripresa di una “performance” di parkour,  nella sezione acattolica del cimitero dell’Almudena a Madrid, realizzano un particolare racconto di un luogo carico di simbolismi e ideologie del secolo scorso.

Traspare subito, nelle parole usate da Laurent Piemontesi, durante questo incontro,  che la loro Art du Déplacement  ha una dimensione etica oltre che fisica sin dalle origini,  due mondi che convivono e tengono alto il senso di questa disciplina, che oggi è diventata un fenomeno globale; una posizione forte e chiara che si tramanda e che stabilisce limiti rispetto a mondi vicini come quello prettamente sportivo o quello più commerciale.

Un incontro che ha avuto più di un focus, (qui un altro contributo) su cui discutere, che si è concluso con una sfida che Laurent Piemontesi e Luca Perrino (della Moveway) hanno raccolto:  provare a raccontare la città di Latina, anche attraverso la loro arte, un progetto che con gli amici di MAGMA prenderà presto forma.

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