L’Art du Deplacèment secondo Laurent Piemontesi.

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[Riportiamo il discorso di Laurent Piemontesi (i titoli dei paragrafi sono nostri) durante il video di Deeply, con la regia di Antonio Petrianni, seconda camera Christian Mastrillo. Le riprese sono state effettuate durante il raduno di tre giorni organizzato dalla Moveway per il suo secondo compleanno. Il talk con il pubblico è stato organizzato da Magma e Moveway]

Nelle periferie c’è sempre una specie d’isolamento. C’è a chi piace, c’è chi gioca a fare la vittima: «non posso fare questo…», ma a un certo punto devi scegliere se essere la vittima o se provare a fare qualcosa. Ti mettono in un posto e stai in questo posto, sei contento? Non sei contento? Cambialo! Prova a cambiarlo! Noi siamo stati fortunati di aver fatto qualcosa che ha parlato a un sacco di gente in poco tempo anche perché siamo arrivati insieme ad una tecnologia, internet, che ci ha permesso di comunicare e diffondere rapidamente informazioni.

LE ORIGINI E L’EVOLUZIONE DELL’ART DU DEPLACÈMENT

All’inizio dovevamo alzarci la mattina, fare qualche combattimento e poi fare un po’ di movimento e non c’era neanche un nome. Da quando siamo apparsi al mondo, ho visto una evoluzione. Prima quando qualcuno in città andava a far la corsa era un pazzo, adesso vediamo che nella città la gente esce con le bande elastiche, i cerchi e fa gli esercizi sulle sbarre, senza avere paura di nessuno, senza vergognarsi, senza complessi. Ho visto una cosa a Milano, sulla darsena: gente che faceva quadrupedia. E quando ci spostiamo a quattro zampe sul terreno… è questo che abbiamo fatto: ricollegare le persone alla loro città. La cosa che è evidente è la rivitalizzazione di alcuni spazi. Vediamo che dove noi andiamo in generale, chi viene a spaccarsi, fumare, farsi del male, non si sente bene al nostro contatto e lascia questi spazi. E questi spazi sono quelli dove di solito vanno le famiglie.

LO SPORT IN CUI AL CENTRO C’È LA PERSONA

Nel mondo dello sport, in generale, partiamo dal muscolo. Devi fare questo salto, devi fare questo: uno squat così, uno squat così, queste cose, ma poi non sanno niente della persona che hanno di fronte a loro. Nell’Art du Deplacèment partiamo dalla persona e adattiamo lo schema alla persona. Non esiste un metodo per nessuno sport che può garantire l’assenza di infortuni o di farsi male. Quando devo raccontare la differenza che c’è tra l’Art du Deplacèment, il Parkour e il Free Running, una delle prime cose parlo di etica e di integrità. Nell’Art du Deplacèment quando alleniamo qualcuno pensiamo a preservare l’integrità fisica oggi e per la vita, ricordati che quando fai saltare qualcuno non sei tu che salti quindi mettiti fuori, non prenderti meriti che non sono i tuoi, ricordati sempre qual è il ruolo di quello che allena.

I RISULTATI SONO DI CHI LAVORA.

Se io sono una scuola e lui è di un’altra scuola e siamo sullo stesso territorio devi mostrare agli altri che sei più bravo perché il gioco è così: devi schiacciare l’altro. E allora devi far fare dei salti a quelli che si allenano con te più incredibili, più assurdi. Questo è il pericolo. Adesso sta succedendo una cosa incredibile. Ci hanno lasciato fare tutto il lavoro sporco, ci sono delle persone che arrivano e dicono: «Lasciateci fare, abbiamo capito come funziona, noi siamo la Federazione Internazionale di Ginnastica, è da secoli che siamo qua, e noi vogliamo fare una cosa: aiutare il Parkour a svilupparsi». Ci siamo sviluppati senza di voi. Vuol dire che sono gli altri come Luca, come John, loro hanno dedicato una parte della loro vita a far crescere questa disciplina: al momento di raccogliere il risultato del loro lavoro, arrivano loro per prendersi questi meriti e questo lo trovo veramente ingiusto e sporco e terribile. Loro arrivano e dicono «noi vi aiutiamo a dare un senso a quello che avete fatto, prendiamo tutto in mano e organizziamo noi queste cose». Quello che hanno fatto è il Parkour. Io faccio l’Art du Deplacèment. E per me è chiaramente diverso.

UNO SPAZIO LIBERO DALLA COMPETIZIONE.

E come se dicono la fine di questo è di fare una gara e di vedere chi è il migliore. La finalità non è di sapere chi è il numero uno perché sei il numero uno un giorno ma il giorno dopo sei già il numero due. La scuola, il lavoro ecc. È un mondo di competizione e penso che ci fa bene essere in un mondo in cui… ah! Relax.

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