L’Art du Déplacement: ribellione resiliente.

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Un talk con Laurent Piemontesi, anche per chi è a digiuno di Art du Déplacement (ADD), permette di capire e apprezzare i princìpi che hanno animato, alle origini della disciplina sportiva, il gruppo degli Yamakasi.

Quando parla di loro, parla di famiglia e amici, cioè di una dimensione privata, che però riesce a diventare pubblica attraverso un gesto di ribellione. Vivevano nelle banlieue parigine e invece di adeguarsi al degrado, non accettano la situazione e decidono di cambiarla. È una ribellione che agisce nel segno della resilienza: reinventano l’utilizzo di quelle che molti consideravano brutture, cioè cemento, asfalto, ritagli di verde abbandonato. E le fanno diventare attrezzature perfette per qualcosa di più d’un semplice sport.

Prima di cambiare quegli spazi però, scoprono che devono cambiare loro stessi. Così quel concetto privato di famiglia e amicizia, s’è allargato ed ha avuto modo di diventare pubblico. La leggenda narra – e Piemontesi lascia che si diffonda in tutte le comunità ADD – che a Parigi qualsiasi atleta avesse a disposizione almeno tre posti per consumare un pasto caldo e trovare un letto in cui dormire. Ed è bastato vedere il raduno di Latina, organizzato dall’associazione Moveway, per rendersi conto che quello spirito originario è ancora vivo in chi pratica l’ADD oggi.

Una trasformazione interiore che si riflette nella trasformazione esteriore, cioè in quella che ha subito l’ADD nel corso del tempo: non c’è la minima traccia di competizione, per ogni praticante viene tracciato un percorso di miglioramento personale che non ha tappe forzate o obiettivi precostituiti, la cosa più importante è garantire l’incolumità fisica. Quasi a riflettere il principio: da ognuno secondo le sue possibilità.

E così, nel corso di tutti questi anni, la comunità d’atleti ha dimostrato la possibilità di tracciare percorsi d’inclusione e di riabilitazione al movimento, per tutte le età e le condizioni fisiche. Dalle periferie al centro delle città, facendo subentrare la resilienza di sempre nuove comunità al degrado all’apparenza inarrestabile.

 

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