It’s evolution baby! – Mondo Marvel dai fumetti al cinema, storia di una mutazione memetica

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In un periodo storico in cui i blockbuster d’azione farciti di effetti speciali ci vengono tirati contro letteralmente con la fionda, e il cinecomic è ormai un genere consolidato da vent’anni di produzioni il cui livello oscura gli imbarazzanti tentativi del passato, il successo travolgente di Infinity War, il nuovo capitolo della saga degli Avengers, riesce a stupire anche nel contesto di un filone che, specialmente per quanto riguarda i prodotti Marvel Studios, macina palate di soldi a ogni uscita al botteghino. Non è tuttavia un caso se la lotta disperata degli eroi contro la minaccia cosmica di Thanos ha superato di peso tutti i predecessori sbancando a mani basse.

Infinity War, infatti, non è un film a sé stante. La pellicola dei fratelli Russo non nasce dal niente, ma è il risultato di un universo narrativo costruito in dieci anni di film collegati ben oltre il semplice rapporto sequenziale fra un capitolo e i suoi sequel. Infinity War è il prodotto di dieci anni di connessioni narrative che hanno formato un ambiente narrativo di cui i singoli film sono espressione pur senza esaurirlo, l’espressione più avanzata, almeno sinora, di un brand che include e al tempo stesso sopravanza il singolo prodotto. L’acronimo MCU, Marvel Cinematic Universe, significa che prima sei un film Marvel, e solo in seconda battuta sei un film, che vivi e prosperi in una biosfera che, a tua volta, contribuisci a far crescere.

La forza di un progetto di questo genere non è l’originalità, l’MCU è per certi versi un precedente ma non è e nemmeno vuol essere una totale novità, quanto piuttosto l’essere la mutazione di un sistema preesistente, in grado di ereditarne e di svilupparne i caratteri migliori. Nella fattispecie, l’MCU è l’evoluzione dell’universo Marvel Comics. Nato nel 1961 con i Fantastici 4, l’universo Marvel presenta fin da subito, nella mente del suo creatore Stan Lee, determinate caratteristiche fondamentali. Anzitutto, si tratta di un ambiente narrativo coevo e coerente. Nella cielo della New York dell’Uomo Ragno, proprio mentre l’arrampicamuri si scontra con Goblin, è perfettamente normale alzare la testa e scorgere la Torcia Umana che sfreccia all’inseguimento del Dottor Destino mentre, in una scuola di Westchester, il professor X addestra i suoi X-Men per il prossimo incontro con l’arcinemico Magneto. Tutti i personaggi Marvel coesistono nello stesso qui e ora. Altro aspetto cardine delle creazioni di Stan Lee è la profonda umanità. Supereroi con superproblemi diventa, dagli anni ’60 in poi, un marchio di fabbrica della Casa delle Idee. L’Uomo Ragno è un liceale povero in canna la cui zia fatica ad arrivare a fine mese, i Fantastici 4 sono una vera e propria famiglia con tutte le disfunzionalità del caso, Daredevil è addirittura non vedente. Profondità e caratterizzazione rari per l’epoca, tutti elementi che permettevano al pubblico di identificarsi con il lato più quotidiano dei propri beniamini. L’altra pietra su cui poggia l’universo Marvel è la presenza di frequenti punti di accesso. Nel progetto di Stan Lee, le trame dei suoi fumetti devono presentare una sorta di punto di partenza che li renda appetibili ai nuovi lettori, arginando le perdite dovute al ricambio generazionale, ogni tre anni circa. Così strutturato, l’universo Marvel si configura come una proprietà intellettuale in via di sviluppo da oltre 55 anni, una massa critica di storie ma soprattutto di personaggi, che si presentano al pubblico con un’altissima riconoscibilità. L’Uomo Ragno è iconico, il lettore sa già chi è senza bisogno di ricostruirne l’impatto emotivo ogni volta e trovarselo davanti dice già molto dalla prima vignetta. Mese dopo mese, Marvel Comics capitalizza su decenni di identificazione e investimento emotivo da parte dei lettori.

Il colpo da maestro del think tank che dirige i Marvel Studios è stato ricreare le stesse condizioni adattandosi alla perfezione a un medium con un’estetica, tempi di fruizione e assimilazione e limiti logistici completamente differenti quale è il cinema. Se l’asticella della qualità l’ha alzata per primo Brian Singer nel 2000 con la sua interpretazione del franchise degli X-Men, soprattutto grazie a un’estetica credibile e uno storytelling consapevole del proprio contesto, il team dei Marvel Studios è riuscito a mettere il franchise davanti ai personaggi fidelizzando lo spettatore che, a ogni nuovo film, sa dove si trova e, avendo familiarità con i personaggi e con l’ambientazione che si trova davanti, permette alle storie di esprimersi con maggiore libertà aggiungendo, nel contempo, un tassello al puzzle.

L’intelligenza che sottende all’aver organizzato un universo narrativo in questo modo, la vera espressione della valorizzazione di una proprietà intellettuale come quella MCU sta proprio nelle aspettative create e nella soddisfazione delle stesse. L’hype intorno a questo nuovo capitolo degli Avengers era alle stelle perché la minaccia che interessa non solo un personaggio, ma un intero universo narrativo, quindi ciò a cui lo spettatore si è realmente affezionato, è stata costruita film dopo film, grazie anche a un uso felicissimo delle scene post credits, capitalizzando su un imponibile accumulato in precedenza che ha portato a un payoff devastant. Infinity War è un lungo, esplosivo climax piazzato ad arte alla fine di un percorso lungo un decennio. Il tutto senza aver raggiunto una massa critica di film tale da rendere il prodotto inaccessibile ai nuovi spettatori.

Il Marvel Cinematic Universe è un approccio che ibrida il cinema con le serie TV in un prodotto che verrà studiato a lungo negli anni a venire.

Bibliografia:

  • VV, Nocturno dossier: cinecomix vol.1 – 2 – 3, Cinema Bis Communication
  • Jordan Raphael & Thomas Spurgeon, Stan Lee and the Rise and Fall of the American Comic Book, Chicago Review Press
  • Sean Howe, Marvel Comics – una storia di eroi e supereroi, Panini Books
  • I fumetti Marvel sono pubblicati, per quanto riguarda le saghe più importanti, in numerose raccolte, troppe da elencare in questa sede. L’editore italiano dei fumetti Marvel è Panini Comics

Filmografia:

  • Bryan Singer, X-Men, 2000
  • Jon Favreau, Iron Man, 2008
  • Louis Leterrier, L’Incredibile Hulk, 2008
  • Jon Favreau, Iron Man 2, 2010
  • Kenneth Branagh, Thor, 2011
  • Joe Johnston, Capitan America: il primo vendicatore, 2011
  • Joss Whedon, The Avengers, 2012
  • Shane Black, Iron Man 3, 2013
  • Alan Taylor, Thor: The Dark World, 2013
  • Anthony e Joe Russo, Capitan America: The Winter Soldier, 2014
  • James Gunn, I Guardiani della Galassia, 2014
  • Joss Whedon, Avengers: Age of Ultron, 2015
  • Peyton Reed, Ant Man, 2015
  • Anthony e Joe Russo, Capitan America: Civil War, 2016
  • Scott Derrickson, Doctor Strange, 2016
  • James Gunn, Guardiani della Galassia vol.2, 2017
  • Jon Watts, Spiderman: Homecoming, 2017
  • Taika Waititi, Thor: Ragnarok, 2017
  • Ryan Coogler, Black Panther, 2018
  • Anthony e Joe Russo, Avengers: Infinity War, 2018

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