Black (Super) Power – la questione etnica nell’intrattenimento

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«Arriva il giorno» dice una mia amica di sangue senegalese nata e cresciuta in Italia «che ti svegli e sei nera.» Sì, perché il concetto di identità esiste, e ha il suo peso, che lo si voglia ammettere o meno, nel sentire delle persone e nel modo in cui i prodotti della cultura di massa vengono recepiti. La mia amica, per esempio, oltre a gareggiare per la nazionale di sci del Senegal, pur non essendoci ancora stata all’età di 39 anni, storce il naso all’idea di vedere Black Panther, uno dei più recenti film dell’universo cinematografico Marvel, in quanto le appare come un fan service eccessivamente tagliato su quelli che ci si aspetta siano i gusti e le aspettative del pubblico nero. Il ragionamento, a una lettura minimamente ragionata della realtà attuale, non è niente affatto pellegrino.


Se, infatti, l’universo cinematografico DC Comics  risponde inserendo nella Justice League  quel Cyborg che, lungi dall’essere un’icona dello storico gruppo di super eroi, suona tanto come la quota minoranze etniche inserita in nome del politically correct, Netflix non è da meno nel proporre nel proprio catalogo Luke Cage e Black Lightning, due serie TV con protagonisti neri in cui dinamiche e problemi tipici della comunità afroamericana giocano un ruolo di peso.

Chiedersi se il fine di una proposta di intrattenimento del genere sia intercettare determinate fasce di pubblico è legittima, stiamo comunque parlando di un’industria che, per ogni produzione realizzata, muove quantità importanti di denaro e sarebbe profondamente ingenuo pensare che alla base di un progetto non ci sia un calcolo ben ponderato in termini di rientro economico. Tuttavia, è altrettanto innegabile che nel ventesimo secolo la cultura popolare è stata in grado di evolvere portando, nei propri mutamenti, una diversa attenzione alla realtà nelle sue sfaccettature più problematiche, a questioni non solo etniche ma anche politiche e sociali.

Innegabile, in tal senso, è il ruolo di quell’enorme quanto poco conosciuta corrente culturale chiamata afrofuturismo che, dalla fine degli anni ’50, rielabora concetti tipici dell’immaginario fantastico occidentale in un’ottica che parta dalla sensibilità e dalla tradizione originaria degli autori africani e afroamericani stessi verso un superamento del razzismo culturale in nome dell’integrazione. Da Sun Ra a Samuel Delany, passando per Octavia Butler, Erykah Badu e Jean-Michel Basquiat, l’afrofuturismo vanta padri nobili ed esponenti eccellenti in grado di lasciare un’impronta decisiva e duratura nella cultura pop fino a raggiungerne il mainstream. Se, infatti, film come la trilogia di Blade e lo stesso Black Panther possono essere considerati pellicole afrofuturiste, un’autrice di punta del movimento come il premio hugo Nnedi Okorafor viene ingaggiata come sceneggiatrice dalla Marvel Comics stessa mentre Colson Whitehead vince il Pulitzer proprio con un’opera fortemente incentrata sulla storia afroamericana cole La ferrovia sotterranea.

Seppur determinante nel tracciare i caratteri fondamentali della cultura pop, è innegabile che un rapporto forte con il contemporaneo in tutta la sua complessità è presente nel DNA della cultura pop stessa, specie nella narrativa supereroistica, dalla cui declinazione cinematografica e televisiva nasce il nucleo di opere da cui questo articolo prende le mosse. Se, infatti, Pantera Nera, Luke Cage e Black Lightning nascono, nelle loro versioni a fumetti, in quell’epoca di grande fermento culturale che sono stati gli anni ’60 e ’70, i comics americani sono stati in grado di portare all’attenzione del pubblico di massa, specie di quello giovanile, questioni scomode quanto dolorosamente sentite. Sulle pagine di Spider-Man si è parlato, per la prima volta nella storia dei fumetti di supereroi, di droga in maniera esplicita violando il Comics Code, il temuto protocollo di auto censura a cui un editore doveva attenersi, negli Stati Uniti, per pubblicare fumetti che non fossero bollati come per adulti. La DC Comics, dal canto suo, ha toccato il tema sulle pagine della storica serie on the road Green Lantern/Green Arrow in cui era addirittura Speedy, la spalla adolescente di Freccia Verde, nonché suo figlio, a soffrire di dipendenza dalla droga, mettendo in discussione il ruolo di padre dell’arciere di smeraldo. Negli anni ’80 è di nuovo la Marvel Comics a farsi precursore con il primo supereroe dichiaratamente gay, Northstar, il cui matrimonio è stato celebrato pochi anni or sono sulle pagine degli X-Men. Uno dei punti forti della narrativa supereroistica, che tende a invecchiare rapidamente, è il bisogno che essa ha di un’evoluzione continua, di un rinnovamento costante che porta a una lettura da vicino e sempre sul pezzo della mondo di oggi, al fine di creare storie sempre attuali in grado di colpire un pubblico affamato di immedesimazione. Se, infatti, i giovani lettori degli anni ’60 si immedesimavano in un liceale con problemi economici, vittima di bullismo e cresciuto in una famiglia non del tutto tradizionale, l’adorabile perdente Peter Parker, il suo posto è oggi occupato da Kamala Khan, alter ego di Ms. Marvel, la supereroina in burkini, una liceale pakistana immigrata in America alle prese con una famiglia tradizionalista e con il difficile equilibrio fra studiare e combattere il crimine.

La chiave del successo della narrativa supereroistica come categoria consolidata, al di là dei singoli esempi di successo e dei numerosi esperimenti imbarazzanti del passato, è stata proprio il passaggio di questo tratto genetico da un medium all’altro, in grado di creare prodotti di intrattenimento che non si limitano a somministrare un paio d’orde di svago toccando, al contrario, corde profondamente sensibili come gli atteggiamenti di abuso nei rapporti fra uomo e donna, come nella serie TV Jessica Jones, o la politica internazionale, come nelle pellicole Civil War e in Black Panther, che indagano sulla responsabilità derivata dal potere e sui limiti della stessa.

In definitiva, per quanto sia innegabile che pecunia non olet, e che fuori dal contesto underground un ragionamento che affondi le sue radici nel marketing sia imprescindibile, è altrettanto vero che quell’entità multiforme che è l’intrattenimento non vive di sola semplicità e di prodotti facilmente digeribili da tutto il pubblico ma, pur con la profondità di analisi contestuale alla propria anima commerciale, è in grado di rielaborare il reale e di generare pensiero.

 

BIBLIOGRAFIA MINIMA:

  • Ytasha L. Womack, Afrofuturism – The World of Black Sci-Fi and Fantasy Culture, Lawrence Hills Books, 2013
  • VV., Afro SF vol. 1 e 2, Story Time, 2013/2015
  • Nnedi Okorafor, Laguna, Zona 42, 2017
  • Nnedi Okorafor, Chi teme la morte, Gargoyle, 2015
  • Colson Whitehead, La ferrovia sotterranea, Big Sur, 2017
  • Dennis O’Neil & Neal Adams, Green Arrow/Green Lantern, DC Comics, 1970/1972 – Serie a fumetti
  • I personaggi Black Panther, Marvel, Northstar e Luke Cage, e il personaggio DC Comics Black Lightning compaiono in troppe serie per tracciare una bibliografia adeguata

FILMOGRAFIA:

  • Stephen Norrington, Blade, 1998
  • Guillermo Del Toro, Blade 2, 2002
  • David S. Goyer, Blade Trinity, 2004
  • Zack Snyder & Joss Whedon, Justice League, 2017
  • Ryan Coogler, Black Panther, 2018
  • Jessica Jones – stagione 1 – serie TV Netflix, 2015
  • Luke Cage – stagione 1 – serie TV Netflix, 2016
  • Black Lightning – stagione 1 – serie TV Netflix – 2018

SITI INTERNET:

Omenana – rivista di speculative fiction africana a cura di Chinelo Onwualu – www.omenana.com

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