L’orrore, l’orrore! – Viaggio al centro dell’horror

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Horror è diventato, negli anni, un termine ombrello, un’etichetta attaccata con criteri spesso discutibili a opere profondamente diverse fra loro non soltanto in superficie, ma a livello di intenzionalità, lavori profondamente divergenti in termini di specificità narrativa. Da film fondamentalmente action come la trilogia di Blade a saghe per lo più romance come Twilight, passando per tutto il sottobosco trash di pellicole come Abraham Lincoln Vampire Hunter, horror indica tutto e il contrario di tutto. Volendo ragionare in profondità sul genere, si potrebbe scoprire che nemmeno successi planetari considerati narrativa dell’orrore, come The Walking Dead, lo sono del tutto.

Il punto è che l’horror, specie nella sua componente più estetica, si comporta come una sorta di elemento modulare che si può aggiungere a opere di altro genere alla ricerca di un valore aggiunto in termini di atmosfera e in virtù del fatto che determinate figure del genere, una su tutte i vampiri ma sulla scena contemporanea anche gli zombie, sono trasversali nelle loro potenzialità narrative.

L’estetica è proprio uno degli elementi che dall’horror passa agli altri generi maggiormente di frequente dando vita a opere che, spesso, non sono nemmeno definibili come contaminazioni. La narrativa contemporanea fa largo uso della mostruosità in opere che con l’orrore poco o nulla hanno a che vedere. Un esempio lampante? Star Wars. La saga di George Lucas è piena di esseri più o meno mostruosi, da Chewbecca a Jabba The Hutt  passando per la parata di freaks che incontriamo nella scena del bar di Mos Eisley in Episodio IV: una nuova speranza, eppure nessuno si sognerebbe mai di accostare Guerre Stellari all’horror (a onor del vero la diatriba verte sull’appartenenza della saga al genere fantasy o alla fantascienza, ma quella è un’altra storia). Il mostro è una soluzione narrativa forte usata per riflettere sulla diversità, e su ciò che la condizione di outsider implica, con toni intimisti e spesso struggenti. Dai fenomeni da circo di Todd Browning alla Cosa, il gigante di pietra dei Fantastici 4, più a suo agio con l’idea di fare a pugni con il Dottor Destino che con le sue difficoltà ad essere accettato, passando per l’Elephant Man di Lynch con la sua disperata voglia di essere considerato un uomo, fino allo struggente Johnny Freak, tragico e memorabile comprimario di Dylan Dog, mostruosità è la più toccante delle metafore usate per indicare il debole, la vittima che non ha nessuna intenzione malevola eppure non è in grado di realizzare il suo più grande, e spesso unico desiderio, di essere accettato dalla comunità.

E se è la paura del diverso a impedire al mostro di essere accettato, non è nemmeno la paura in sé a costituire lo specifico dell’horror. Dalla religiosità livida dei film di Ron Ormond  alla strumentalizzazione di certa propaganda politica, passando per buona parte dei generi distopico e post apocalittico, la paura è un sentimento forte e basilare che, canalizzato in maniera efficace, è capace di imprimere un’opera nell’inconscio collettivo. Se Orwell con 1984 ha saputo interpretare la paura del controllo e del totalitarismo delle generazioni coeve ai totalitarismi europei, The Day After è solo uno dei tanti film partoriti negli anni vissuti all’ombra della minaccia dell’annientamento nucleare. Raccontare ciò che ci spaventa è uno dei modi di tastare il polso alla nostra società.

Nemmeno la violenza può dirsi il punto focale della narrativa dell’orrore. Essa permea, in maniera più o meno sublimata, l’inconscio collettivo e la narrativa contemporanea a tal punto che anche solo citare un’opera più significativa delle altre è tanto arduo quanto, in definitiva, superfluo.

Se nessuno degli elementi sopra citati può essere identificato come lo specifico narrativo dell’horror, esso li comprende, in un certo senso, tutti. L’horror racconta una reazione chimica violenta o, per meglio dire, un’infezione. L’orrore avviene quando un corpo estraneo, in nessun modo assimilabile o normalizzabile, qualcosa che senza se e senza ma potrà essere accettato, viene introdotto in un ordine prestabilito facendolo a pezzi letteralmente e figurativamente, in una situazione in cui i rapporti di forza sono costruiti in modo chiaro, inequivocabile e per buona parte della trama irreversibile, sull’asimmetria vittima-carnefice. Discendente delle storie che si raccontavano ai bambini per insegnar loro, attraverso la paura, a non infrangere le regole, siano esse di comportamento o di semplice buon senso, l’horror è un genere attraversato da forti tensioni etiche e morali, in cui la violazione della norma porta a conseguenze spaventose. Un esempio lampante è un’icona della cultura pop, la saga A Nightmare on Elm Street in cui una serie di violazioni a catena, le gesta del serial killer pedofilo Freddy Krueger e la cittadina di Springwood che si fa sommariamente giustizia da sola bruciandolo vivo, dà origine a un mostruoso spirito vendicativo, destinato a infestare i sogni dei giovani della città negli anni a venire.

L’horror è, in definitiva, un genere etico e morale, magari più in senso descrittivo e prescrittivo che non una riflessione vera e propria.

BIBLIOGRAFIA MINIMA:

  • Stephen King, Danse Macabre, ed. italiana Feltrinelli, 2016
  • Stephanue Meyer, Twilight, ed. italiana Fazi, 2006
  • George Orwell, 1984, ed. italiana Mondadori, 2016
  • Robert Kirkman, The Walking Dead, ed. italiana Saldapress (varie edizioni)
  • Tiziano Sclavi, Dylan Dog n.81 – Johnny Freak, ed. italiana Sergio Bonelli Editore (varie ristampe)
  • I Fantastici 4 – serie a fumetti – varie ed. italiane

FILMOGRAFIA

  • Stephen Norrington, Blade, 1998
  • Timur Bekmambetov, La leggenda del cacciatore di vampiri, 2012
  • George Lucas, Guerre Stellari episodio IV: una nuova speranza, 1977
  • Irvin Kershner, Guerre stellari episodio V: l’impero colpisce ancora, 1980
  • David Lynch, Elephant Man, 1980
  • Nicholas Meyer, The day after, 1983
  • Todd Browning, Freaks, 1932
  • Ron Ormond, The burning hell, 1974
  • Ron Ormond, If footmen will tire you, what will horses do, 1971
  • Wes Craven, Nightmare – dal profondo della notte, 1984

SERIE TV

  • The Walking Dead, stagioni 1-8, serie TV Fox, 2010-2018
  • Freddy’s nightmares, stagioni 1-2, serie TV New Line Television, 1988-1990

Follia Maggiore di Alessandro Robecchi

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#leparoleperdirlo Milano, il mondo della televisione, Bob Dylan, due coppie di investigatori, un delitto. Venerdì 22 giugno alle ore 19.00 presso la libreria Voland di Cisterna. Incontreremo Alessandro Robecchi, autore di “Follia Maggiore”, il suo ultimo giallo, edito da Sellerio.

Alessandro Robecchi è un giornalista de Il Fatto Quotidiano, collabora con MicroMega, è autore degli spettacoli di Maurizio Crozza e conduttore di Doc3

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LA CICATRICE NERA – L’elaborazione del trauma totalitario

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C’è un fil rouge, o forse è meglio dire un fil noir, che collega alcune significative testimonianze del processo di Norimberga, in particolar modo quella resa da Adolf Eichmann, i cui concetti di fondo riecheggiano ancora oggi nell’immaginario contemporaneo, a diversi esperimenti sociali che, a loro volta, hanno dato vita a narrazioni che si sono poste lo scopo di esplorare ciò che ha reso un popolo, una moltitudine di esseri umani, parte attiva di una macchina di controllo e di sterminio che rimane, a tutt’oggi, a cavallo fra un lutto da elaborare e un pericolo mai del tutto scampato.

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Fare pochissimo, di Paolo Onori.

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[Pubblichiamo un estratto del libro pubblicato da Marcos y Marcos, Fare pochissimo, di Paolo Onori, nom de plume dello scrittore Paolo Nori. Nella collana Gli Alianti, pagine 224, 16 euro. Paolo Nori sarà ospite di Magma, sabato 19 Maggio alle ore 18.00 presso la Libreria Voland, a Cisterna di Latina]

Il giorno che ci eravamo lasciati con Nilde, ero tornato a casa, mi ero accorto che non avevo più le chiavi di casa. Le avevo lasciate, probabilmente, a lavorare, ma a quell’ora, erano le dieci di sera, in redazione non c’era nessuno. Allora ero dovuto tornare da Nilde, suonarle al citofono, dire che ero io. Lei mi aveva aperto, mi aveva aspettato sulla porta con la sua faccia mascellona, le usciva un po’ la mandibola, quando era arrabbiata.

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It’s evolution baby! – Mondo Marvel dai fumetti al cinema, storia di una mutazione memetica

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In un periodo storico in cui i blockbuster d’azione farciti di effetti speciali ci vengono tirati contro letteralmente con la fionda, e il cinecomic è ormai un genere consolidato da vent’anni di produzioni il cui livello oscura gli imbarazzanti tentativi del passato, il successo travolgente di Infinity War, il nuovo capitolo della saga degli Avengers, riesce a stupire anche nel contesto di un filone che, specialmente per quanto riguarda i prodotti Marvel Studios, macina palate di soldi a ogni uscita al botteghino. Non è tuttavia un caso se la lotta disperata degli eroi contro la minaccia cosmica di Thanos ha superato di peso tutti i predecessori sbancando a mani basse.

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Cibo, talento e rivoluzione #2

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Colette Tatou, l’altra mia eroina, compare nel film d’animazione Ratatouille, prodotto dalla Pixar Animation Studios. Protagonista della storia è Remy, un topo che ha la stoffa del vero chef. Remy approda in uno dei ristoranti più prestigiosi di Parigi e ne diviene la segreta stella nascente grazie alla complicità di uno sprovveduto sguattero, Linguini. Costui diventa l’esecutore dei piatti preparati dal topo, cercando di barcamenarsi fra la sua totale ignoranza in materia, il mantenere il segreto più assoluto sulla vera natura delle sue pretese capacità e Colette, di cui è innamorato, che con piglio rude lo tiene sotto la sua tutela.

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#radiomagma – Puntata del 28 Aprile

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Ancora una puntata di RadioMagma, sempre sulle frequenze di Radio Luna, ogni sabato a partire dalle 17.30 con Martina ZaralliGraziano Lanzidei in studio a condurre. Tanti ospiti tra gruppi musicali, protagonisti del mondo dei social, scrittori, artisti. E le due rubriche fisse: quella sul cinema di Luca Lardieri che parla dei film in uscita, dei grandi classici e degli appuntamenti nazionali e internazionali, con collegamenti da Cannes o Venezia; quella di Luciana Mattei sulla cucina, grazie alla quale si riesce a viaggiare nel magico mondo dei fornelli partendo dalle storie millenarie che la cucina e le pietanze portano con sé.

In questa puntata, ospite in studio Gabriele Graziani, in arte Chiazzetta, che introduce la serata di Contenuti Speciali all’interno di Lievito. Ospite anche la cantautrice romana Priscilla Bei.

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Cibo, talento e rivoluzione.

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Sono una mamma mediterranea, cucino sempre in abbondanza, assicurandomi che tutti mangino con gusto e soddisfazione: probabilmente mi porto dentro i geni di quel cacciatore che trascinava nella caverna la preda catturata per provvedere al sostentamento della sua tribù, accertandosi che ci fosse cibo a sufficienza, suddividendolo secondo le necessità, con occhio attento a frenare voracità e prepotenza. La condivisione del cibo, oltre a portare senso di appartenenza ed allegria, ci ha aiutato a sviluppare attitudini morali come l’altruismo, la sensibilità e l’uguaglianza.

Quando preparo un pasto per le persone a cui sono affettivamente legata, non riesco a scindere le ricette dai miei sentimenti: nutrimento e convivio finiscono nello stesso piatto e creano un artificio che trasforma il mangiare alla stessa tavola in un’avventura vissuta fianco a fianco, dove si intrecciano emozioni, confidenza e la comune memoria di un’esperienza che non sarà uguale a nessun’altra.

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L’Art du Deplacèment secondo Laurent Piemontesi.

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[Riportiamo il discorso di Laurent Piemontesi (i titoli dei paragrafi sono nostri) durante il video di Deeply, con la regia di Antonio Petrianni, seconda camera Christian Mastrillo. Le riprese sono state effettuate durante il raduno di tre giorni organizzato dalla Moveway per il suo secondo compleanno. Il talk con il pubblico è stato organizzato da Magma e Moveway]

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